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sab 19.09.15 - sab 21.11.15

Tutto il giorno
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sab 19.09.15 - sab 21.11.15

Tutto il giorno

Hermann Scherchen: alles hörbar machen

A cura di Luca Frei

«Sì, mio caro, viviamo in Ticino e più precisamente a Gravesano, a 9 km da Lugano, nella calma più assoluta e in una vecchia casa di pietra con muri molto spessi, una grande piscina, un bosco, campi e alberi da frutto. La casa dispone di dodici camere. Non sono mai stato così felice in vita mia. "(Lettera a Wladimir Vogel, 1953)

Hermann Scherchen: alles machen hörbar è una mostra d'archivio che presenta la digitalizzazione completa dei Gravesaner Blätter e un display dei volumi originali. La mostra comprende anche un'edizione fotografica che comprende 24 stampe di un album fotografico originale che presenta le attività dello studio elettroacustico tra il 1954 e il 1961.

Ho scelto di concentrarmi sulla ricerca pionieristica di Scherchen in elettroacustica, perché la ritengo non solo estremamente interessante per il suo approccio interdisciplinare unico, ma anche una testimonianza storica di un desiderio condiviso, in quel periodo e cioè lo sviluppo di mezzi tecnologici e la ridefinizione del loro ruolo nella società. Scherchen ha creduto nelle potenzialità di emancipazione della musica, e ha accolto con favore lo sviluppo della televisione, come aveva fatto in precedenza con la radio, come un nuovo mezzo per raggiungere quante più persone possibile, e attraverso l'ascolto musicale, a coltivare il loro apprezzamento estetico. Così, "Alles hörbar machen", il suo motto che è apparso per la prima volta nel suo libro Handbook of conducting (1929), deve essere inteso non solo in termini tecnici, ad esempio, letteralmente a fare ogni suono e ogni dettaglio sonoro, ma anche come un impulso pedagogico per liberare il suono da tutti i vincoli e le limitazioni in modo tale che, a sua volta, può liberare ed elevare lo spirito degli ascoltatori.

In una lettera del 1956 Scherchen, che allora aveva 65 anni, ha scritto che lo studio ha segnato l'inizio di una collaborazione spirituale che era veramente internazionale e senza banalità, perché non vi è nessuna istituzione, nessuna direzione, nessun "sistema di Gravesano," ma solo il lavoro fatto per amore dell'arte e della scienza (estratto dal suo diario del 1956). Scherchen potrebbe essersi riferito alla disputa, in quel momento tra la musica elettronica e la musica concreta, tra lo Studio per la musica elettronica di Colonia, fondato nel 1951 sotto la direzione di Herbert Eimert, e il Gruppo di ricerca di musica concreta di Pierre Schaeffer a Parigi, pure fondato nel 1951. L'interesse di Scherchen verso la televisione e il cinema, la trasmissione e la percezione del suono, così come le reazioni psicologiche e fisiologiche ad esso associati, è andato al di là di queste dissonanze, come alcuni dei titoli delle seguenti conferenze che si sono svolte a Gravesano confermano: "Qual è la musica popolare?" (1955), "riverbero artificiale e primi rifrazioni uditivi" (1956), "La musica elettroacustica nella radio, nel cinema e nella televisione" (1958), "La musica e la televisione, la musica e la medicina, la musica e la matematica"(1961).

Lo Studio sperimentale elettroacustico Hermann Scherchen a Gravesano è stato inaugurato nel 1954 sotto il protettorato del Consiglio Internazionale della Musica, l'Unesco, con un convegno internazionale dal titolo "Music and Electroacoustics" che ha riunito compositori, musicisti, ricercatori e tecnici di elettroacustica. I rapporti da parte dei partecipanti sono stati raccolti e pubblicati nel libro "Gravesano: Musik, Raumgestaltung, Elektroakustik" (Ars Viva Verlag, 1954). Le attività dello studio ed i risultati del suo lavoro di ricerca, nonché le sintesi dei congressi, sono stati documentati nei Gravesaner Blätter, una rivista trimestrale pubblicata tra il 1955 e il 1966 (bilingue, in tedesco e inglese, dal 1957). Sono stati inclusi una vasta gamma di soggetti come la sala acustica, la progettazione di strumenti, i sistemi di altoparlanti, la manutenzione di attrezzature, la tecnica compositiva ed estetica, la psicoacustica, la sociologia della musica e contributi notevoli di Iannis Xenakis, Luigi Nono, Pierre Boulez, Pierre Schaeffer, Luc Ferrari, Henri Pousseur, Abraham A. Moles, Lothar Cremer, Werner Meyer-Eppler, Roelof Vermeulen, e Henry Cassirer. Come ha osservato Scherchen stesso, il Gravesaner Blätter non è una rivista specializzata. Essa mira a servire un nuovo campo di ricerca sintetica, dove, senza compromessi, i problemi globali della musica elettrotecnica, e l'acustica vengono presentati scientificamente. La serie "Gravesano Scientific Record" ha accompagnato i volumi a intervalli irregolari, e comprendeva esperimenti sonori e dimostrazioni, oltre a composizioni nuove e inedite. Luca Frei


Informazioni extra

L'esposizione è visile, spazio 2:
Mercoledì e venerdì dalle ore 10:30 alle ore 12:30 e dalle ore 15:00 alle ore 18:30
Sabato dalle ore 10:30 alle ore 12:00 e dalle ore 15:00 alle ore 17:00
Lunedì e martedì su appuntamento
Domenica Chiuso

Studio Dabbeni ringrazia Myriam Scherchen e la Akademie der Künste, Berlin, Hermann-Scherchen-Archiv per la preziosa collaborazione.


Hermann Scherchen (1891-1966)
Il suo talento e il suo amore per la musica appaiono sin dalla prima giovinezza. La prima educazione musicale avviene alla Musikhochschule di Berlino, nel 1907 inizia a suonare il contralto nell'orchestra Blüthner e, più tardi, con la Filarmonica di Berlino e il Krolloper. Contemporaneamente apprende la professione di direttore d'orchestra da autodidatta.

Luca Frei (Lugano, 1976)
È un artista che vive a Malmö e Berlino. Frei utilizza una vasta gamma di supporti, tra cui l’installazione, la performance, il disegno e il testo. La sua pratica si occupa dei modi in cui l'arte può fornire una forma di azione per la creazione di spazi alternativi volti a favorire l'apprendimento libero e pratiche di emancipazione. I suoi progetti sono generalmente sviluppati in risposta ad un contesto specifico, costringendo Frei ad adattare il suo approccio secondo determinate situazioni. Le sue opere esplorano i confini tra l'arte come pratica estetica autonoma e un processo pubblico condiviso.


Promotori

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