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Gloria

Rassegna Assaggi di cinema - V edizione - Il cinema dell'America Latina

Come sintetizzare in pochi titoli la storia cinematografica rappresentativa di più di venti paesi con 600 milioni di abitanti, una babele di lingue e di culture influenzate da secoli di colonizzazioni?

È difficile raccontare l’America Latina come un’unica realtà, il concetto stesso di America Latina costituisce un problema: non è infatti un’espressione rigorosa, benché sia attualmente di uso corrente nella maggior parte dei paesi del mondo e nella nomenclatura internazionale il suo significato si è modificato negli ultimi decenni a causa di una ritorvata indipendenza e una progressiva consapevolezza di un’identità culturale propria.

Anche nel cinema i paesi dell’America Latina hanno prodotto momenti significativi, espressione di una cultura che ha saputo coniugare passato e presente, rileggendo i generi cinematografici con occhio attento e indagatore. Negli ultimi decenni i registi hanno saputo percorrere una strada autonoma, innovativa e affascinante, emancipata dai retaggi culturali dei paesi colonizzatori.

Come ogni anno, il critico cinematografico Mariano Morace ha sintetizzato in pochi titoli la storia cinematografica di un intero continente e ha proposto la sua personale selezione dei film rappresentativi della ricchezza e diversità culturale di questi paesi.

Regia di Sebastián Lelio

Drammatico | Cile | 2013 | 109'

Interpreti: Paulina García, Sergio Hernández, Diego Fontecilla, Fabiola Zamora, Coca Guazzini, Hugo Moraga, Alejandro Goic, Liliana García, Antonia Santa María, Luz Jiménez, Marcial Tagle

Gloria ha quasi sessant’anni, da tempo è separata dal marito e i suoi figli sono ormai adulti, ma frequenta ancora i locali notturni dove ama danzare e mettere alla prova il suo potere seduttivo. Una sera incontra Rodolfo e sembra poter cominciare con lui una nuova vita…

Il film racconta la storia di una donna alle prese con la crisi di mezza età, capace di combattere la solitudine e i fantasmi del suo passato, affrontando la propria vita in modo pieno, cercando di accettare i cambiamenti del tempo che passa, rimettendosi in discussione e dimostrando di saper amare ancora.

Il film rappresenta inoltre, un’intera generazione di donne cilene sessantottine e la storia della loro repressione: dal golpe del 1973 alla succes­siva dittatura militare. Un passato doloroso che ancora oggi non le ha ripagate della considerazione che meritano per ciò che hanno rappresentato per il proprio paese.

Lo sguardo del regista si concentra sulla materialità del corpo che porta i segni del tempo che passa, delle possibilità colte o perdute, di una vita vissuta o subita, di un ritratto di donna che impara ad accettare se stessa perché comprende di essere ancora condizionata dalla necessità di piacere e di essere amata. 

«Il finale sulla canzone di Umberto Tozzi che porta lo stesso nome della protagonista e dà il titolo al film del cileno Sebastián Lelio, è l’emozionante coronamento di un film emozionante. A maggior ragione in quanto la scommessa è quella di rendere perfino accattivante, e travolgente come un’eroina, una figura che a prima vista risulterebbe del tutto grigia e anonima, deprimente.» Paolo D’Agostino

Festival di Berlino 2013, miglior interpretazione femminile Paulina García

Programma Rassegna Assaggi di cinema - V edizione


Mariano Morace: critico cinematografico


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