Biutiful

Biutiful

Rassegna Assaggi di cinema - V edizione - Il cinema dell'America Latina

Come sintetizzare in pochi titoli la storia cinematografica rappresentativa di più di venti paesi con 600 milioni di abitanti, una babele di lingue e di culture influenzate da secoli di colonizzazioni?

È difficile raccontare l’America Latina come un’unica realtà, il concetto stesso di America Latina costituisce un problema: non è infatti un’espressione rigorosa, benché sia attualmente di uso corrente nella maggior parte dei paesi del mondo e nella nomenclatura internazionale il suo significato si è modificato negli ultimi decenni a causa di una ritorvata indipendenza e una progressiva consapevolezza di un’identità culturale propria.

Anche nel cinema i paesi dell’America Latina hanno prodotto momenti significativi, espressione di una cultura che ha saputo coniugare passato e presente, rileggendo i generi cinematografici con occhio attento e indagatore. Negli ultimi decenni i registi hanno saputo percorrere una strada autonoma, innovativa e affascinante, emancipata dai retaggi culturali dei paesi colonizzatori.

Come ogni anno, il critico cinematografico Mariano Morace ha sintetizzato in pochi titoli la storia cinematografica di un intero continente e ha proposto la sua personale selezione dei film rappresentativi della ricchezza e diversità culturale di questi paesi.

Regia di Alejandro González Iñárritu

Drammatico | Messico/Spagna | 2010 | 138'

Interpreti: Javier Bardem, Maricel Álvarez, Hanaa Bouchaib, Eduard Fernández, Diaryatou Daff, Cheng Tai Shen, Luo Jin, Guillermo Estrella, Ana Wagener

Uxbal (Javier Bardem) scopre di avere una malattia mortale. Mentre ne viene lentamente distrutto cerca di dare uno spiraglio di futuro ai suoi due piccoli figli, vittime di un matrimonio fallito e private dell’affetto autentico di una madre malata di bipolarismo. Per guadagnarsi da vivere usa i clandestini per i suoi piccoli traffici illegali…
 
Il film porta lo spettatore nei bassifondi del quartiere di Santa Coloma, nella periferia sudicia e malata della capitale catalana. Una storia di dolore, raccontata fra i muri scalcinati di un quartiere infernale, fuori dal tempo, brulicante di lingue e destini e illuminato da luci al neon. Il regista, senza evidenziare alcuna denuncia sociale o morale, pedina con la macchina da presa Uxbal: un uomo fatto di contraddizioni e per questo ancora più umano e terreno.
 
Tutto inizia così: dall’involontaria storpiatura di una semplice e comunissima parola inglese: la piccola Ana chiede al padre, come si scrive correttamente “Beautiful", egli risponde: «Così come si pronuncia: Biutiful».
 
«Biutiful vive e pulsa prima di tutto negli occhi e nei gesti di Uxbal. E nella sua sofferenza fisica rivivono tutte le paure e le ossessioni del regista: la presenza costante della morte, la sofferenza del corpo e dell’anima, vestita da martirio, il labile confine tra peccato e redenzione, poiché forse solo nella dissoluzione si trova la vera strada verso la salvezza, la ricerca costante di un’unità familiare. Il ritratto di un essere umano che in un universo caotico, buio e disperato, cerca disperatamente la via, dolorosa, verso la luce.» Pietro Andrea Bonaffini
 
Festival di Cannes 2010, miglior attore protagonista Javier Bardem

Mariano Morace: critico cinematografico


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