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sab 01.04.17

14:00 - 18:30
1 dialogo 02 2017 copertina

sab 01.04.17

14:00 - 18:30

Vecchia e nuova emigrazione

Discriminazioni di ieri e di oggi

La Svizzera è un paese di immigrazione di lunga data: già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento decine di magliaia di lavoratori italiani venivano impiegati nella costruzione delle nuove reti ferroviarie, delle strade e delle centrali idroelettriche. 

Un’ulteriore fase di forte immigrazione si ebbe con la fine della Seconda Guerra Mondiale quando la manodopera all’interno delle fabbriche era altamente richiesta e i giovani partivano dalla penisola ricchi di aspettative con la speranza di un futuro migliore. Accadeva però che la comunità italiana fosse spesso vittima di soprusi e considerata il capro espiatorio responsabile di tutto ciò che non funzionava bene in Svizzera, che doveva solo lavorare e chiudere la bocca, come ricorda Raymond Durous in Des Ritals en terre romande.

Negli anni Settanta la popolazione italiana rappresentava la componente più consistente (circa il 49%) fra tutta la popolazione straniera in Svizzera, la cui maggior parte era impiegata in lavori stagionali nell’industria edile e nel settore alberghiero. Pertanto in quanto stagionali inizialmente non avevano diritto a farsi seguire dalla propria famiglia in Svizzera, se non dopo anni e a determinate condizioni. Proprio la campagna contro l’inforestierimento portata avanti da Schwarzenbach mirava a ridurre al 10% l’immigrazione.

Col passare del tempo le autorità elvetiche iniziarono a mutare il proprio atteggiamento iniziando a concedere permessi di soggiorno più lunghi e ad ampliare le opportunità di naturalizzazione. Negli ultimi anni si è assistito ad una neo-immigrazione che vede il cittadino italiano emigrante più qualificato rispetto al passato, portatore di una formazione universitaria competitiva all’interno del mondo lavorativo svizzero e conoscitore delle lingue straniere. 
Il confronto tra la nuova e vecchia emigrazione italiana è inevitabile, da qui nasce il progetto.

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