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Pensare è costruire - L'architettura di Livio Vacchini

Nicola Navone

In uno dei suoi appunti, Livio Vacchini sostiene che «la critica deve portare sull’opera finita e non deve censurare le intenzioni o mettere in discussione il modo con cui un’opera prende origine». Ciò che conta è «come un’opera è fatta», perché «così si potrà capire il perché di un’opera buona e di una cattiva e così si potrà situare l’opera nella giusta posizione all’interno della costellazione di tutte le altre opere che formano la storia dell’architettura, senza la quale l’architetto non può lavorare».

E tuttavia, anche per le opere di Livio Vacchini l’analisi genetica si rivela uno strumento critico fecondo, poiché consente di mettere in luce la complessità di un processo progettuale spesso segnato da ripensamenti e talvolta da aporie che illuminano le intenzioni dell’autore assai più di quanto possa fare una narrazione a posteriori pacificata da dubbi e tensioni.
L’architettura di Livio Vacchini verrà dunque considerata nel suo farsi, nel suo divenire realtà, perché per Vacchini «pensare è costruire» e la costruzione del pensiero è un’impresa appassionante e faticosa quanto il più ardito dei cantieri.

Locandina


Nicola Navone - Vicedirettore dell’Archivio del Moderno, docente all’Accademia di architettura dell'USI e membro del Collegio del Dottorato “Architettura. Innovazione e Patrimonio”, Università degli Studi di Roma Tre – Politecnico di Bari. 


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