gio 18.01.18

21:30
Raclette

gio 18.01.18

21:30

Fine Before You Came + Girless

Rassegna RACLETTE

I Fine Before You Came suonano insieme dal 1999. Hanno registrato diversi dischi sia in italiano che in inglese. Il gruppo nasce nel 1999 con l'intento di emulare i gruppi della scena emo statunitense che orbitavano intorno alle etichette indipendenti Jade Tree Records, Polyvinyl Record e Revelation Records (in particolare i Promise Ring, i Sense Field, i Texas is the Reason, i The Get Up Kids, i Braid, e i Mineral). Il nome del gruppo invece è tratto dal verso del brano “Don't Make Me Walk My Own Log” dall'album “Sultans of Sentiment” dei The Van Pelt che recita “We were fine before you came”. I membri del gruppo hanno citato tra i loro riferimenti anche i gruppi italiani della Green Records che definiscono “un faro”: i With Love, i Mourn, i Burning Defeat e soprattutto gli Eversor. I Fine Before You Came riescono ad ottenere il loro primo contratto discografico proprio con questa etichetta consegnando durante un concerto degli Eversor un'audiocassetta con i loro demo al bassista Marco Morosini, il quale li fa ascoltare al fondatore dell'etichetta Giulio Repetto. La band fa pochi live, per lo più per presentare pezzi nuovi. Tolto un tour acustico di 11 date l’ultima volta che hanno suonato dal vivo risale al dicembre 2014. I Fine Before You Came sono e sempre saranno Marco, Jacopo, Filippo, Mauro e Marco.

Dopo i dischi, i tour, i chilometri percorsi con i Girless & The Orphan, Tommaso (Girless), direttamente dalla costa romagnola di Viserba (RN), ha deciso di raccogliere le idee e le mezze canzoni scritte con la chitarra acustica e mettere tutto insieme, per registrare un disco da solo. Partendo da una tematica complessa e temuta come quella del suicidio, ha preso vita “I have a call”, prima prova solista di Girless. Il punto di partenza del disco è stato scegliere 7+1 personaggi celebri morti suicidi, e raccontarne la vita e la morte attraverso le loro opere, i loro scritti e talvolta le loro stesse parole, cercando, per quanto possibile, di capirne le emozioni e i pensieri e trasferirli in musica. Si passa quindi dalla figura di Ernest Hemingway, un mondo troppo grande per essere incluso in una sola canzone, a quella di Primo Levi, divorato dal ricordo, forse butattosi, forse caduto. Da Mario Monicelli, troppo orgoglioso per spegnersi tra le mura di un ospedale, a Vladimir Majakovsij, troppo veloce rispetto a chi gli stava intorno, fino ad arrivare a Luigi Tenco, troppo speciale per adeguarsi al conformismo popolare. Donne fiere ma forse troppo sole, come Virginia Woolf e Sylvia Plath, tormentate dalle voci di un passato ingiusto. E quel +1, Giuseppe Pinelli, colui che “è stato suicidato”. Il tutto narrato dalla voce e dalla chitarra di Girless, spesso malinconiche, a volte arrabbiate, come Woodie Guthrie ha insegnato a tutto il mondo. Il disco si avvale anche della preziosa partecipazione di Urali, che suona il basso in una canzone e canta in altre due.


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