Bibbia

Bibbia e natura in Dostoevskij e Tolstoj

Il problema della natura, al pari dei dilemmi della storia o della comprensione della Scrittura, è un problema d’interpretazione. Accostandoci alle trasformazioni della natura come topos letterario nei due grandi scrittori russi, tocchiamo il problema ermeneutico. Per comprendere il senso della natura e in essa la collocazione dell’uomo, per penetrare l’enigma delle cose e ritrovare l’armonia (che è anche uno degli aspetti del nuovo pensiero ecologico) occorre acquisire la trasfigurazione dello sguardo: lo sguardo di chi ama, del seme che muore per dare frutto.

Dostoevskij rimane ossessivamente attaccato all’idea che la beatitudine finale si può raggiungere solo attraverso la sofferenza: il conseguimento del senso della vita deve passare per il travaglio del parto (anche questa un’immagine giovannea).

Tolstoj riconduce il senso del cristianesimo a quello dell’amore fattivo: non è una riduzione della fede cristiana all’etica - come sbrigativamente è stato accusato di fare - ma una coerente lettura della Bibbia in una chiave giovannea, in cui si rispecchiano amore del creato e amore del fratello (cf. 1Gv 4, 20).


Conferenza di Adalberto Mainardi.
Introduce Fernando Lepori, presidente dell'Associazione.

Adalberto Mainardi, monaco di Bose, è segretario del comitato scientifico dei Convegni ecumenici internazionali di spiritualità ortodossa del Monastero di Bose, di cui cura l’edizione degli Atti. Si occupa di storia della Chiesa russa, di spiritualità ortodossa e di ecumenismo; è membro del gruppo di lavoro teologico misto ortodosso-cattolico Sant’Ireneo. Ha tradotto alcuni classici della spiritualità russa. Ha inoltre curato l’edizione critica del Concilio della Chiesa ortodossa russa del 1988.

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