Joel 2

Interviste, 03.03.17

Incontro con Joel Fioroni, regista

AgendaLugano propone mensilmente un'intervista a giovani creativi, realizzatori, attori del territorio nella quale racconteranno come è nata la passione per ciò che fanno. Questo mese abbiamo incontrato Joel Fioroni (1990), regista, insegnante e gerente del Cinema Lux Art House.

Come è iniziato il tuo percorso professionale?

Alle scuole medie ci si impone di scegliere quella che sarà la nostra professione da grandi. Il sogno iniziale era quello dell’architettura, era una scelta concreta. Ho portato avanti questa formazione, terminando il ciclo con la maturità professionale. Sono molto contento di averlo fatto e ancora oggi che ho comprato casa e stiamo ristrutturando mi torna utile.
Mentre svolgevo l’apprendistato presso uno studio di architettura, mi sono man mano reso conto man che la mia passione era un’altra.
Durante l’ultimo anno di apprendistato ho letto un annuncio in cui si cercavano volontari per la cassa al Cinema Iride. Desideravo vedere come funzionava un cinema e quindi mi sono proposto. L’idea di cambiare strada si è fatta sempre più concreta e quindi dopo la maturità mi sono iscritto al CISA. In quegli anni per pagarmi gli studi ho svolto, come tanti giovani, fino a tre lavori contemporaneamente: al Cinema Iride ero diventato nel frattempo tecnico proiezionista, lavoravo alla Securitas come agente di sicurezza ed ero cassiere a Media Markt. A volte era un po’ complicato far funzionare tutto…
Nel 2012 ho terminato il CISA e seguito i corsi alla SUPSI per il bachelor in comunicazione visiva. Nello stesso anno ho creato la JFC produzioni e ho iniziato a lavorare al CineStar, ma quest’ultima attività si sposava davvero male con l’università. Il CISA inoltre mi ha proposto di diventare assistente alla didattica. Dopo sette anni di studio avevo tanta voglia di lavorare e mi si presentavano queste possibilità, ho quindi interrotto la SUPSI per dedicarmi alla mia passione.

L’esperienza nell’insegnamento in seguito si è ampliata…

Oltre ad aver lavorato al CISA, dal 2014 sono insegnante di comunicazione audiovisiva presso la scuola cantonale “Pretirocino d’orientamento”, all’interno dell’ITS. Sono due esperienze molto diverse perché nella prima avevo a che fare con ragazzi maggiorenni in una scuola che avevano scelto. L’insegnamento era più specifico e senza troppe problematiche. Al Pretirocinio invece si ha a che fare con ragazzi che spesso la scuola non la possono più vedere e sono in guerra con il mondo intero. La mia materia si presta a farli giocare con la tecnologia, con i video e serve a dargli un po’ di autostima. Non è sempre facile ma da loro si riescono ad ottenere anche grandi idee, quando dalle lezioni nascono idee creative e innovative è davvero una bella soddisfazione. Quest’anno ho iniziato a lavorare con i ragazzi del “Pretirocinio d’integrazione”. Questi giovani spesso non parlano ancora la nostra lingua, né sanno leggerla o scriverla. Parlano di quanto hanno vissuto, dei luoghi da cui sono scappati e per me è certamente un’esperienza diversa ed arricchente.

Cosa ti piace di maggiormente nelle cose che fai?

Metto sempre tanto impegno in quello che faccio ma ho sempre bisogno anche di forti stimoli di ritorno. Quando iniziano a mancare le soddisfazioni, cerco qualcos’altro. Questo mi permette di sperimentare vari aspetti. Sento il bisogno di crescere in tutti gli ambiti e ho anche la fortuna che ciò mi venga concesso. La gestione del Cinema Lux Art House da questo punto di vista rappresenta una crescita rispetto alla mia carriera nelle sale cinematografiche in cui ho svolto ruoli diversi: da cassiere a proiezionista all’Iride, responsabile al CineStar dove c’è molto più personale e ben 7 sale da gestire. Ora al Lux, insieme al Direttore Domenico Lucchini, mi trovo a gestire un cinema nel suo complesso (dalle questioni artistiche a quelle più tecniche e finanziarie). Anche le esperienze lavorative precedenti, come quella di cassiere a MediaMarkt, in un certo senso si richiamano e collegano fra loro. Trovo che questo sia il bello!
La necessità di intraprendere nuovi percorsi si ritrova anche nei miei film in cui ho sempre variato genere. Prossimamente uscirà un cartone animato… Riconosco che questa esigenza di cambiamento è anche un difetto. Da una parte mi piace, ma dall’altra non sto mai fermo e c’è sempre il bisogno di scoprire qualcosa di nuovo.

Parlaci dei tuoi film…

La porta sul mare è stato il mio primissimo lavoro e direi che si può considerare come il fil rouge delle produzioni successive. Affronto questioni legate al territorio perché trovo che i registi debbano raccontare di cose che li riguardano e che conoscono.

Da anni sono animatore in una colonia integrata. Ogni estate portiamo i ragazzi, tra cui anche ragazzi disabili, al mare. Per diversi anni d’estate sono stato in colonia con Chiara, la ragazza nata con la sindrome di down protagonista del documentario. L’estate in cui ho rubato le immagini di Chiara con una videocamera, ho avuto l’idea di costruire il film e di approfondire alcune tematiche.

Da lì via, l’idea di parlare di argomenti che hanno segnato il nostro territorio e che possono aiutare a riflettere, spesso legati anche all’ambito dell’educazione. Take Control – che affronta principalmente il tema del cyberbullismo e il sexting - è più orientato alla sensibilizzazione, forse meno positivo. Con piacere vedo che ormai da due anni sta girando ininterrottamente nelle scuole con Croce Rossa e Pro Juventute. Il tema è ancora attuale e delicato e il film è uno strumento importante per affrontarlo.

Il Re del mercato con simpatia e positività tratta un altro tema delicato che è quello dell’autismo. Basato sul libro dello scrittore ticinese Gionata Bernasconi, il film nasce in Ticino ma la speranza che possa “viaggiare” un po’ per il mondo e conquistare qualche festival è tanta. Uscirà in 4 lingue e quindi a livello di diffusione ha enormi potenzialità. L’anteprima è prevista il prossimo 1° aprile,  in occasione della Giornata mondiale dell'autismo al Cinema Plaza di Mendrisio.

Ne “Il re del mercato” si dice che “Ognuno di noi può essere un re nella vita”. Cosa significa?

Il film racconta di una fattoria in cui ci sono molte galline simpatiche e un saggio gallo. Un giorno nasce un bambino con un handicap misterioso, l'autismo. Alla nascita le galline iniziano ad immaginarsi cosa sarebbe diventato da grande… un astronauta, un famoso calciatore e una addirittura dice “secondo me diventerà un re”… Non pensavano però che da quel momento in poi la pace nel pollaio sarebbe finita… Questo bambino è apparentemente irrispettoso e ingestibile al punto che le galline lo etichettano come guastafeste. Man mano però si scoprono anche le sue doti, le sue capacità che gli valgono il soprannome di “Re del mercato”, visto che è molto bravo a vendere le uova e a gestire la sua bancarella.

“Re” non è per forza ciò che abbiamo in mente a livello culturale. Puoi essere re di una piccolezza quando sei in grado di fare al meglio quello che ti viene chiesto di fare, o quando hai delle particolarità che coinvolgono la gente e regalano simpatia. Ognuno di noi può essere re nella vita in qualsiasi ambito lavorativo e umano.

Come nascono le idee per un progetto?

Ci sono più elementi ma direi che quello principale è la mia curiosità. Si tratta di una caratteristica che non vorrei mai perdere, ed è ciò che ogni giorno cerco di stimolare nei ragazzi che spesso hanno perso la curiosità.

I miei progetti nascono anche per caso: è stato un caso che quell’anno in colonia ho filmato Chiaretta e che da lì è nato un documentario; o che sono stato contattato dal regista di Take Control, Marco Bitonti, che aveva sentito parlare di me e voleva propormi la sua idea di progetto; quando sono andato per  curiosità ad un convegno sull’autismo non sapevo che avrei trovato il libro di Gionata Bernasconi che mi ha dato l’idea del Re del Mercato.

Poi le idee bisogna costruirle, crearle, la fantasia è alla base del mio lavoro. 

Se ti dico “giovani e sogni” a che pensi?

Il sogno rappresenta tutto per me, rispecchia il mio modo di vivere. Credo davvero alla frase di Walt Disney “se puoi sognarlo, puoi farlo” che ho tatuato sul braccio. Oggi però si tende a pensare che i sogni vengano a bussare alla porta mentre stiamo tranquilli sul divano a giocare alla Play… Ci sono tanti ragazzi che con questo pretesto non fanno mai niente. Un sogno te lo devi inventare e avere il coraggio di rischiare. Se insisti e ci metti passione, tempo e volontà, ci arrivi.
Quando ho iniziato a fare il cassiere all’Iride non immaginavo che qualche anno dopo avrei gestito il cinema Lux. Mentre pulivo i pop corn sotto i sedili del Cinestar, non sapevo che in pochi mesi sarei riuscito ad arrivare più in alto. I sogni non si realizzano da soli, devi costruirli e lavorarci.

 

di Manuela Masone