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Interviste, 10.04.17

Incontro con Timothy Hofmann, fumettista

Quando hai iniziato ad appassionarti al disegno e ai fumetti?

Disegno fin da piccolo, a scuola tra i compagni venivo etichettato come “quello che disegna bene”. Il lato creativo era presente nei giochi che da bambino facevo con mia sorella, già allora disegnavo fumetti.

Cosa rappresenta per te il fumetto?

Si tratta di un modo di comunicare, di trasmettere messaggi, è qualcosa di istintivo e primordiale che pratico da quando posso ricordare. Consiste nel lasciar un’impronta grafica su un supporto, attraverso linee e tracciati. Il fumetto è un mezzo per un fine, e in quanto strumento per veicolare messaggi, presuppone alla base una riflessione.

Come nascono le idee?

Ci sono più processi. Tutto parte dal marasma del mio cervello, dai pensieri e dalle riflessioni, da un mio punto di vista sul mondo, sulla società, sulla città, sulla vita e le persone. A dipendenza del tipo di progetto a volte nasce prima la forma grafica - e quindi nascono i personaggi - a volte invece il concetto.
In Corvi + Topi sono nati inizialmente i personaggi. In quel periodo ero appassionato di Britpop, di mod, dei parka e di tutto ciò che era legato alle sottoculture giovanili inglesi. Nei protagonisti del fumetto si ritrovano queste influenze. In seguito si è delineata la storia. Desideravo creare una graphic novel, qualcosa di più corposo rispetto alle brevi vignette ironiche che realizzavo, e ambientarla a Lugano tramite finzione, fantascienza e qualche elemento documentaristico. In un primo momento volevo raccontare la storia di una notte tra bande ma successivamente è emerso un carattere più satirico. Dalla prima intuizione alla realizzazione c’è stato un lungo periodo di incubazione di circa 2 anni. Ad oggi ho realizzato tre episodi.

Come presenteresti Corvi + Topi a chi non lo conosce?

Si tratta di un fumetto semplice, non particolarmente emotivo, è un pretesto per costruire questo mondo e invitare alla riflessione. Offre uno sguardo su Lugano tra passato, presente e futuro e sugli elementi urbani che la compongono: ci sono edifici che sono andati distrutti e che nel fumetto ritornano e altri presenti oggi che appaiono diversi. Gioco un po’ con gli elementi, ad esempio nel fumetto il castello di Paradiso, Villa Cattaneo, è una prigione di massima sicurezza.
Leggendo appare una critica sociale - a mio parere non troppo pesante – e si intuisce una certa linea politica.

Dopo l’attentato a Charlie Hebdo, si è discusso molto di libertà di stampa e dei suoi limiti. Cosa ne pensi?

La libertà di stampa è un tema caldo e in questo momento è difficile esprimersi. La cronaca parla da sé. Credo però che questa sia un’opportunità per riflettere su cosa sia la libertà di stampa e se e come può venire vincolata.
Dal mio punto di vista c’è un limite anche alle nostre latitudini e occorre capire se esista il rischio che la situazione peggiori. La satira è legata al giornalismo, il problema del giornalismo è che tende un po’ troppo a imitare il “mero” intrattenimento, col quale deve competere (da qui deriva il fenomeno delle fake news). Oggi si assiste inoltre alla frenesia dei social, dove chiunque può dire quello che vuole. I mezzi che abbiamo a disposizione, per assurdo ci danno troppa libertà.
Dov’è il limite? È soggettivo. Ritornando a Charlie Hebdo, personalmente ho trovato di cattivo gusto la vignetta sui terremoti in Italia. Secondo me è giusto che si rimanga sempre nel rispetto della persona o dell’istituzione e ciò sta anche al buonsenso. Come artista cerco sempre di fare in modo che chi legge, possa riderci sopra. Il parere e il consiglio di amici e colleghi aiuta molto!

In Corvi + Topi la città è circondata da un muro. Cosa rappresenta?

Ho immaginato la città in questo muro fittizio, mastodontico e, anche se già allora il tema era attuale, oggi lo è sempre di più. Sembra assurdo pensare che solo nell’89, Berlino era ancora divisa da un muro. C’è una frase che mi piace molto di Manzoni; in occasione di una giornata della memoria disse “La storia insegna che la storia non insegna niente”. Credo che il tema del muro purtroppo non passerà mai di moda, in quanto tutto tende a ripetersi. La mia opinione sulla situazione attuale, si capisce leggendo il fumetto.

Quali progetti hai in corso?

Attualmente lavoro all’Agenda scolastica della Svizzera Italiana, per l’anno 2017-2018 e per quello seguente.
Probabilmente in maggio-giugno uscirà L’arte della notizia, un’edizione nata in collaborazione con Murakamimao di #faigirarelacultura. Si tratta di una raccolta di vignette pubblicate quotidianamente l’anno scorso, per fumettare le notizie particolari di cronaca buffe o che hanno fatto discutere.
Su Instagram invece pubblico quotidianamente la serie Mostri molto brutti. Sono degli scarabocchi di mostriciattoli, qualcosa di molto intuitivo, quasi una caricatura, accompagnati da un piccolo testo ironico. Ciò ha portato ad una piccola collaborazione con Shendra Stucki, artista originaria del Ticino, che vive a Praga. Anche lei pubblica delle vignette sui social. Prossimamente dovremmo riuscire a esporre a Locarno.
Molto probabilmente sarò presente con uno stand al Lugano Buskers Festival (12-16 luglio).
Offro inoltre corsi di disegno per adulti e ragazzi.

Cosa ti appassiona in quello che fai?

Tutto. Apprezzo la libertà che concede questo tipo di professione. Da una parte sei molto responsabilizzato e devi saperti gestire. Nonostante la situazione di precariato che il mestiere comporta, faccio quello che amo.

Sogni, obiettivi…

L’obiettivo è lasciare un marchio, un contributo. Tornare a Lugano dopo gli studi è stata una sfida perché sento che ho qualcosa da dare al territorio, cercando di cambiare ciò che non mi piace e migliorare ciò che mi piace. Lascio comunque aperta l’eventualità di spostarmi; mi piacerebbe trasferirmi negli Stati Uniti o in Canada.

 

di Manuela Masone