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Divisione Eventi, 06.07.17

Appassionante lettura di Cesare Pavese al Wor(l)ds Festival

Il filo rosso del Wor(l)ds Festival di quest’anno è dato dalle citazioni di Albert Camus “La cultura è il grido dell’uomo di fronte al proprio destino” e di Leonard Cohen “la luce entra nelle crepe presenti in ogni cosa”.

L’incontro tenutosi ieri con Fabio Pierangeli - docente di letteratura italiana all’Università di Roma Tor Vergata - che ha presentato alcuni testi di Cesare Pavese, rispecchiava da un lato la ricerca dello scrittore e poeta, tra luce e ombra, tra senso e non senso, fino a raggiungere la tragicità della vita.

La presentazione invitava alla lettura o alla rilettura dell’autore, a partire da Il mestiere di vivere, diario postumo, redatto tra il 1935 e il 1950, anno in cui si toglie la vita. La prima parte dell’opera viene scritta al confino di Brancaleone Calabro dove era stato mandato in seguito a una condanna per antifascismo. Verso la fine del 1936 rientrerà a Torino.

La prigionia e l’esilio segnano fortemente Pavese che li considera come un luogo di estrema solitudine, dove nulla accade e dove viene a mancare la speranza:

“L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché è cominciare sempre ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine – si vorrebbe morire. È per questo che quando una situazione dolorosa si ripropone – appaia identica – nulla ne vince l’orrore” (Il mestiere di vivere, 21 novembre 1937)

Il poeta considera l’accadere, lo sgorgare quasi come un sinonimo stesso di vita o di vitalità, ma questa spesso viene persa nell’età adulta, che porta all’abitudinarietà e alla rassegnazione. Esalta l’amore che però è anche causa di sofferenza. L’ipotesi della morte volontaria lo interroga già negli anni ’30 e oscilla tra lo stupore del dono e l’amarezza che lo porterà alla sua fine tragica.

“Non dovrà sorprendermi, in qualche mattina di nebbia e di sole, il pensiero che quanto ho avuto è stato un dono, un grande dono? Che dal nulla dei miei padri, da quell’ostile nulla, sono pure sgorgato e cresciuto io solo, con tutte le mie viltà e le mie glorie e, a fatica e durezza, scampando ad ogni sorta di rischi, sono giunto a quest’oggi, robusto e concreto, incontrando lei sola, altro miracolo del nulla e del caso? E che quanto ho goduto e sofferto con lei, non è stato che un dono, un grande dono?” (Il mestiere di vivere, 27 novembre 1937)

Fabio Pierangeli ha saputo intrattenere il sempre numeroso pubblico del Wor(l)ds Festival con passione offrendo uno sguardo personale sulla vita e le opere di Cesare Pavese.

 

di Manuela Masone