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Divisione Eventi, 07.07.17

La guerra attraverso gli occhi di Ugo Borga, fotogiornalista e scrittore

Il Wor(l)ds Festival ha nuovamente affrontato il tema della guerra, da un nuovo punto di vista, quello del fotogiornalista e scrittore Ugo Borga, presentato da Marco Maggi, professore all’Istituto di Studi Italiani dell’Università della Svizzera Italiana.

Oltre ad aver documentato per immagini numerosi conflitti - nella Repubblica democratica del Congo e in quella Centrafricana, in Somalia, Libia, Siria, Sud Sudan, nel nord del Libano, in Eritrea, Ucraina e Iraq - Ugo Borga ha pubblicato due libri: Il sudario di latta. Taccuini di Guerra - MarcoValerio Edizioni; Soldat 1. Guerra in Ukraina - Musumeci Editore.

Lo scopo dell’immagine è quello di essere efficace, di comunicare la realtà, ma secondo l’autore non basta. Occorre capire le ragioni dei conflitti e per questo gli scritti hanno altrettanta forza delle immagini. L’esigenza di raccontare ciò che in un articolo di 3000 battute non può essere riassunto, di prendersi la responsabilità di dare opinioni su quello che accade nella maniera più obiettiva possibile è nata così in lui. Il coinvolgimento personale è inevitabile e un fotografo è continuamente confrontato a livello personale con le contraddizioni legate alla sua professione. Per Borga in quei momenti non si tratta di escludere qualsiasi compassione ma di agire in nome di una compassione più grande, che è quella di documentare il conflitto in tutta la sua tragicità attraverso l’efficacia delle immagini. Il presupposto quindi è quello di una coscienza politica. “Può cambiare qualcosa?” – si chiede parlando di questo lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica operato dai fotoreporter – “No, ma dove non riusciamo ad andare le cose vanno peggio”.

A chi gli chiede come umanamente possa vivere tutte queste situazioni, Ugo Borga si sofferma sull’aspetto più complicato del suo lavoro che è quello di ritornare in un contesto di pace dopo aver avuto negli occhi la guerra. Indubbiamente occorre affrontare i disturbi post-traumatici ed eventualmente ricorrere ad un aiuto, un altro aspetto importante è che nonostante le atrocità, le esperienze più belle, che rimangono nel cuore, sono i numerosi esempi di grande umanità che si possono incontrare tra la gente che vive nelle zone di conflitto.

Il trauma dal punto di vista dei civili è stato un altro degli argomenti affrontati durante l’incontro. Queste situazioni provocano generazioni di bambini e giovani assuefatti alla guerra. Si reputa ad esempio che in Sudan il 40% della popolazione sia traumatizzato e senza nessun aiuto specializzato per affrontare questo aspetto. Borga si chiede come ricostruire un paese quando una così alta percentuale della popolazione ne è emotivamente incapace?

Della situazione in Ucraina, che è quasi scomparsa dai canali di informazione, il fotogiornalista ha parlato a lungo in quanto reputa che sia uno dei conflitti che minano pericolosamente l’Europa e proprio per questo non se ne parli.

Il ruolo di responsabilità dell’Occidente nell’alimentare i conflitti e la sua dipendenza dall’economia che giustifica il commercio delle armi, l'Isis, le problematiche di un certo tipo di giornalismo che favorisce i conflitti, sono altri temi caldi di cui si è discusso.

Wor(l)ds Festival ha anche questa volta permesso ad un personaggio di raccontare la sua esperienza coinvolgente e di riflettere su argomenti profondi e importanti secondo il suo leitmotiv tratto da Camus: “La cultura è il grido dell’uomo di fronte al proprio destino”.

 

di Manuela Masone