Il vizio della speranza %282%29   copia

Territorio, 09.04.19

OtherMovie dedica una serata al tema della tratta umana

L’ottava edizione di OtherMovie Lugano Film Festival ha preso avvio, dedicando una serata al tema della tratta umana legata alla prostituzione e allo sfruttamento delle donne. Un tematica forte che affronta l’argomento principale del festival intitolato “Quo Vadis Familia?” da un punto di vista sociale complesso.

Nel documentario “Che la maledizione sia dannata” di Laura Ghiandoni, la famiglia è in pericolo e viene minacciata, qualora la donna costretta alla prostituzione volesse rifiutarsi di fare ciò che è richiesto. Mentre nel film “Il vizio della speranza” di Edoardo De Angelis il ruolo della famiglia, composta rigorosamente da donne, è di vittima e complice. La rete nella quale le madri sono incastrate in un sistema di prostituzione e di vendita dei bambini nati da questa attività, coinvolge le loro figlie, destinandole alla stessa sorte. Un quadro in qui la miseria è nemica della libertà alla quale aspira la protagonista che spera e lotta per un futuro migliore per il suo bambino.

Le tradizioni religiose emergono e fanno da cornice in entrambi i lavori. Laura Ghiandoni affronta la complessa problematica delle credenze e i riti vodoo nei quali vengono coinvolte le ragazze che partono per l’Europa. Oltre alle minacce fisiche per loro e per i famigliari, la paura di essere maledette qualora non rispettassero il patto di obbedienza ai loro sfruttatori, sancito dal rito, è causa di grande pressione. Per combattere il traffico di essere umani in Nigeria, la massima autorità religiosa riconosciuta nella regione di Benin City, l’Oba Ewuare II, ha annullato, nel corso di una cerimonia pubblica, i giuramenti con cui i trafficanti vincolano psicologicamente le loro vittime. Ciò ha suscitato un’ondata di denunce da parte delle donne, riguardo alla loro situazione, alla quale però le strutture sociali italiane, dove è stato realizzato il reportage, possono solo in minima parte far fronte.
Più velato, ma costantemente presente anche nel lungometraggio di De Angelis, è l’aspetto religioso che stride quando appare nell’abitazione di chi dirige il traffico umano, ma che si fa grido da parte di coloro che, in una disperata lucidità, tentano il tutto per tutto rivolgendosi a Dio che sembra il grande assente.

In entrambe le pellicole è la speranza ad emergere. Non una speranza “rosa”, ma frammista ai solchi lasciati dal passato, incerta sull’avvenire e pur sempre legata alla vita.

 

di Manuela Masone


OtherMovie Lugano Film Festival prosegue fino al 14 aprile.
Programma completo: othermovie.ch