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Interviste, 26.04.19

Incontro con il coreografo Saief "Sai" Remmide

In vista della Festa Danzante che si terrà in Ticino dal 2 al 5 maggio e in particolare il 4 e 5 maggio a Lugano, abbiamo incontrato il coreografo Saief "Sai" Remmide

Raccontaci il tuo percorso. Come sei passato dall'hip hop alla danza contemporanea?

Ho conosciuto la danza hip hop 17 anni fa. Mi sono subito piaciute l’acrobazia e la dimensione culturale basata sullo scambio, la condivisione, le differenze e l’alterità. Dopo aver partecipato ad alcune «battle» ho sentito il bisogno di esprimere la mia creatività al di fuori della competizione e di sviluppare una gestualità diversa. In quel periodo assistevo spesso a spettacoli di danza e di circo contemporanei. Questo mondo artistico mi ha colpito e attratto, portandomi in scena nel 2009 con Colette Priou, una coreografa contemporanea francese. Ho potuto poi formarmi alle tecniche di danza contemporanea e circensi che richiedono una grande fisicità, con ballerini come David Zambrano, Damien Jalet et Damien Fournier, Dimitri Jourde…

Nella performance Isho Ni! che presenterai a Lugano con Naoko Tozawa la tematica è quella dell'incontro e dell'alterità. Quale importanza hanno per te questi argomenti nella danza e nella vita?

Viviamo in un mondo in transizione, che si evolve velocemente. Questa velocità ha molti lati positivi e altri meno. Trovo che a volte gli incontri avvengano in modo superficiale e che il rapporto con gli altri non si sviluppi in profondità. I problemi sociali (terrorismo, mescolanze, pensiero riduttivo) favoriscono il sorgere di paure che provocano distanze tra gli individui. Credo sia necessario nei rapporti interpersonali tornare a una dimensione umana e fisica, favorendo la comprensione reciproca e sviluppando un pensiero globale e complesso.
In concreto, nella danza esprimo il legame con l’altro attraverso una serie di situazioni che creano scambi, reazioni e azioni. Queste dinamiche ci mettono in movimento e in relazione gli uni con gli altri, attraverso uno sguardo accogliente e benevolo.

Cosa muove la tua ricerca coreografica oggi?

Nella danza c’è un intento universale perché viene creata per dei corpi differenti, provenienti da culture diverse. L’adattamento all’altro, lo scambio e il dialogo è ciò che mi interessa. Ricerco nella danza nuovi approcci che permettano, attraverso l’espressione della fisicità, di assomigliarsi nonostante le distanze. Mi piacerebbe miscelare i diversi colori che ci compongono, a partire da sfumature cromatiche differenti, creando così un nuovo colore. Vorrei costruire dei ponti attraverso la creazione di un linguaggio condiviso che ci riunisca attorno a ciò che abbiamo in comune: la nostra umanità.


di Manuela Masone e Olmo Giovannini