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Interviste, 09.07.19

Incontro con la compagnia Cicogne, ospite di LongLake Family Experience

In occasione del LongLake Family Experience −  che dal 3 al 28 luglio propone eventi gratuiti e giochi per tutte le età al Villaggio Family presso il Palazzo dei Congressi di Lugano − abbiamo incontrato Claudio Simeone, della compagnia Cicogne Teatro Arte Musica, che ci ha parlato della loro esperienza.

Sabato 13 luglio alle 20:30 a Rivetta Tell la compagnia presenterà lo spettacolo “Parole sulla sabbia”.

Quanto può essere importante il teatro per i bambini e i ragazzi?
Credo che, tanto per i bambini e le bambine quanto per gli adulti, il teatro possa essere importante per varie ragioni: mette in circolo la dimensione del gioco e della comunicazione tra esseri umani e permette di guardare il mondo in un modo “altro”, offrendo la possibilità di osservare e mettere in discussione la realtà, avvicinandola con il filtro della scena.
Ciò vale a maggior ragione per i giovani: aldilà della cronaca e senza fare cronaca, cerchiamo nei nostri spettacoli di presentare quello che accade oggi attorno a loro e di cui normalmente hanno percezione attraverso flash televisivi, immagini sparse e stralci di dialoghi familiari, o che vivono in prima persona. Quando la realtà è cruda e dolorosa, come fare perché non li schiacci e non cancelli i loro sogni e il loro bisogno di sognare? Come fare per evitare di banalizzare il discorso, nel tentativo di renderlo accessibile?
A questo proposito Italo Calvino pone uno stimolo significativo nella prima delle sue Lezioni Americane, quando osserva come la pesantezza del mondo dell’immediato dopoguerra si attaccasse facilmente alla scrittura in una sorta di “inesorabile pietrificazione, come fosse impossibile sfuggire allo sguardo della Medusa”. L’unico eroe capace di sopravvivere alla Gorgone, ci dice, è Perseo che, per decapitarla non la guarda direttamente, ma rivolge il suo sguardo solo sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo.
Con il teatro guardiamo la Medusa attraverso lo scudo, cioè cerchiamo di guardare una realtà che può pietrificare attraverso il suo riflesso nello specchio della scena. Proviamo a farlo scegliendo di raccontare storie “piccole”, di bambine e bambini, quasi compagni di banco del pubblico a cui ci rivolgiamo. Parliamo del piccolo Tarek che parte dal Mali per raggiungere l’Italia; di Victoria, una bambina Rom che assiste allo “sgombero” del suo campo proprio il primo giorno di scuola; di Belsole che combatte con coraggio contro i cavalieri neri (la mafia); o dei piccoli elefanti che vogliono sfuggire alla guerra.

Parlaci dello spettacolo che presenterete a Lugano…
Le nostre sono fiabe e favolette, con cui proviamo ad avvicinarci soprattutto agli aspetti umani delle vicende, senza assumere atteggiamenti predicatori, né traghettare valori, lasciando invece parlare le situazioni e le cose, con la leggerezza e il gioco che il palcoscenico rende possibili. Questo vale anche per “Parole sulla sabbia”.
Un amico ci chiedeva: “E se gli schermi tattili, i tablet, gli smartphone finissero col distruggere la capacità di ascoltare? Il teatro può resistere al colonialismo digitale?” In risposta abbiamo messo al centro dello spettacolo proprio il racconto orale, inteso come patto della comunicazione tra esseri umani. Il luogo dello spettacolo è Jemaa El Fna, la piazza di Marrakech, dove teatro e vita sono la stessa cosa, senza bisogno di sipario. Questa piazza è mercato, luogo di ristoro, ma soprattutto è proscenio per cantastorie e musicisti, spazio reale e simbolico di ogni rappresentazione.
Quando le luci in sala si spengono, la musica ci trasporta dall’altra parte del Mediterraneo, mare che tante volte, troppe, si è trasformato in luogo di tragedia. Con lo spettacolo tentiamo di ricucire gli strappi semplicemente con le parole. Parole che rincuorano, esortano, curano, seducono, e possono trasmettere insegnamenti. Parole che accomunano le sponde di questo mare attorno cui viviamo “come rane attorno a uno stagno”, per dirla come Socrate e con cui cerchiamo di costruire una “modulazione di frequenza” che instauri un rapporto di complicità tra chi parla e chi ascolta. Un momento magico in cui non è importante il contenuto, ma la relazione, la sintonizzazione. Proprio quell’esperienza che i nostri ragazzi, nativi digitali, irrimediabilmente soli davanti all'iPad, rischiano di perdere.

longlake.ch
cicogneteatro.it

di Manuela Masone