Tuareg

Divisione Eventi, 12.07.19

Un tuareg al Parco Ciani?

Uno strano personaggio ha incuriosito ieri pomeriggio i passanti al Parco Ciani. L’abbigliamento è di quelli che non si possono non notare e il suo esprimersi in un buon italiano, con simpatia, pur affrontando tematiche a volte delicate legate alla politica internazionale, alla multiculturalità, ai diritti della donna e del bambino e alla propria storia di migrazione, ha attratto un pubblico che man mano si estendeva. Il personaggio in questione è Ibrahim Kane Annour, autore del libro autobiografico Il deserto negli occhi, che ha dialogato al Wor(l)ds Festival di LongLake con lo scrittore Andrea Fazioli. Quest’ultimo ha conosciuto Ibrahim, che vive a Pordenone, nel corso della ricerca per il suo romanzo Gli svizzeri muoiono felici (Guanda 2018) in cui uno dei protagonisti è un ragazzo di origine tuareg che dal deserto approda a Lugano, ritrovandosi in un contesto completamente diverso dal suo. Fazioli ha cercato di immaginare le difficoltà ma anche le scoperte e le curiosità che avrebbe incontrato il ragazzo creato dalla sua penna, incontrando alcuni membri della comunità tuareg in Italia.

La storia di Ibrahim Kane Annour invece è reale e nel suo libro ne racconta uno spaccato che va dai ricordi di infanzia e giovinezza ambientati nel deserto, al matrimonio e al lavoro come guida turistica, al momento in cui è costretto a lasciare il Niger in quanto accusato ingiustamente di aver aderito alla ribellione tuareg. Nel 2007 arriva in Italia e l’esperienza non è certamente facile, ma si tratta anche di un periodo di scoperta di usanze diverse e qualche volta curiose. La nozione di tempo a Milano e nel deserto non sembra proprio essere la stessa… per salutare una persona ci si impiega almeno mezzora a casa sua, ma per strada in questa nuova città la gente è sempre di corsa e a volte non saluta nemmeno…

Il passaggio da una società matriarcale, in cui la donna è immensamente rispettata e ascoltata, alla nostra realtà, può scioccare. I diritti delle donne, ha ricordato scherzosamente, da loro sono in vigore da tanto tempo.

Nel corso dell’incontro, oltre a raccontare aneddoti della sua vita, Ibrahim ha ricordato problematiche attuali, come lo sfruttamento delle risorse e della manodopera che coinvolge anche i bambini, operato dalle multinazionali in Africa; l’influsso e la responsabilità che hanno i governi occidentali rispetto condizioni di povertà in cui versano in Paesi; l’inquinamento causato dall’estrazione di prodotti radioattivi come l’uranio o il coltan che rappresenta una delle principali cause di mortalità in diverse regioni africane.

Nonostante ciò lo sguardo di Ibrahim Kane Annour resta fiducioso riguardo a un futuro migliore e alla possibilità di influenzarlo attraverso le nostre azioni. Dalla promozione del valore della  multiculturalità, all’educazione in contesti di povertà umana, tanti sono gli ambiti che possono favorire il cambiamento.

 

di Manuela Masone